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Tassazione delle criptovalute in India nel 2022 - Tutto quello che devi sapere!

Il governo indiano ha avuto una relazione tumultuosa con le criptovalute. La sua indecisione sulle risorse digitali ha portato a livelli elevati di incertezza in India e nei più grandi mercati delle criptovalute, portando a periodi di elevata volatilità.

Gran parte di questa esitazione è avvenuta nel periodo in cui la Cina, un tempo il bastione di tutto ciò che riguarda le criptovalute, stava imponendo un divieto assoluto. Le minacce si stavano alla fine trasformando in azioni e sembrava che, almeno in gran parte dell'Asia, i giorni felici per le criptovalute fossero finiti.

Ma poi il governo indiano ha individuato un lato positivo nell'incombente massa di criptovalute e ha deciso che, invece di fare ciò che la Cina e altre nazioni stavano facendo e vietare la tecnologia di tendenza, l'avrebbe frenata e monetizzata.

Quindi, se ti sei grattato la testa chiedendoti: "Devo pagare le tasse sulle criptovalute in India?" ora la risposta breve è "sì". E questa guida è per te. Come parte della serie di mappe fiscali globali di CoinText, questo articolo esamina in dettaglio il nuovo panorama della tassazione delle criptovalute in India.

Per approfondimenti su come il resto del mondo gestisce le tasse sulle criptovalute, consulta la Guida alla mappa delle tasse di CoinText.

Come vengono tassate le criptovalute in India?

Fino al 2022, le criptovalute in India erano tassate allo stesso modo di altre attività quali le azioni. In linea con le imposte sul reddito d'impresa o sulle plusvalenze, le criptovalute consentivano la detrazione dei costi aziendali necessari ed erano più ragionevoli nella loro portata.

Il grande cambiamento per le criptovalute ad aprile 2022 è che tutti i soldi guadagnati attraverso il trading di criptovalute o gli investimenti saranno trattati come entrate. Pertanto, rientra nella stessa categoria delle vincite della lotteria. Le vincite della lotteria sono attualmente tassate al 31,2%. E, a differenza del business standard e di CGT, non è possibile compensare le perdite con altri proventi. Né è possibile eliminare i costi aziendali accessori.

Sebbene questo sia potenzialmente un vantaggio per tutte le casse del tesoro, esacerba i già elevati rischi per i trader e per gli exchange di criptovalute.

Quante tasse devi pagare sulle criptovalute?

Il ministro delle finanze indiano, Nirmala Sitharaman, ha annunciato nel bilancio annuale del paese che le risorse digitali, comprese le criptovalute, dal 1 aprile 2022 attireranno una tassa del 30%. Ciò equivale alla fascia di imposta sul reddito più alta dell'India.

Non ci sono, inoltre, vantaggi fiscali nel regalare criptovalute a terzi, perché l'onere fiscale ricadrà sul destinatario che dovrà pagare la tassa forfettaria del 30% e l'1% per TDS.

L'unico lato positivo, se così si può chiamare, è che se un trader non realizza profitti o non subisce perdite, non sarà soggetto ad alcuna imposta.

Operazioni di criptovaluta

Il vero svantaggio per i trader è che ora non sono consentite detrazioni o esenzioni. Nel discorso di Nirmala Sitharaman di febbraio, è stato affrontato per la prima volta il tema dei cosiddetti "asset digitali virtuali" (VDA). Nel discorso, è stato affermato quanto segue:

Di conseguenza, per la tassazione degli asset digitali virtuali, propongo di prevedere che qualsiasi reddito derivante dal trasferimento di qualsiasi asset digitale virtuale sia tassato con un'aliquota del 30 per cento. Nessuna detrazione in relazione a qualsiasi spesa o indennità sarà consentita durante il calcolo di tale reddito ad eccezione del costo di acquisizione. Inoltre, la perdita da trasferimento di asset digitale virtuale non può essere compensata con nessun altro reddito. Ancora, al fine di acquisire i dettagli della transazione, propongo anche di prevedere il TDS sul pagamento effettuato in relazione al trasferimento 24 di un asset digitale virtuale al tasso dell'1% di tale corrispettivo al di sopra di una soglia monetaria. Viene proposta anche la tassazione sulla donazione di asset digitali virtuali posseduti dal destinatario."

Sebbene a prima vista innocuo, almeno rispetto alla flat tax del 30%, il TDS dell'1% (Sezione 194s) è stato l'annuncio che ha mandato in tilt il cervello dei trader e dei proprietari di exchange.

In primo luogo, l'intero processo di negoziazione viene complicato dalla tassa, che è applicabile a ogni singola operazione. Questo molto probabilmente vedrebbe i trader molto operativi con oltre il 50% dei loro conti bloccati solo per coprire il TDS dopo poche dozzine di transazioni.

Quindi, per i trader estremamente attivi questo TDS equivale a una "morte da mille graffi di carta tagliente" che mangia il loro capitale e li costringe a cambiare strategia o a trovare un broker offshore con cui fare trading. In alternativa, potrebbero rivolgersi alla DeFi, dove sarebbe molto più difficile per il governo seguire la loro attività di trading, nel qual caso il governo non riceverebbe alcuna tassa. Per gli exchange, il TDS è altrettanto preoccupante, perché minaccia di risucchiarne la liquidità mentre i trader applicano dei freni alla loro attività di trading.

La Sezione 194s e le sue conseguenze per i trader, con un esempio

Diciamo che qualcuno faccia trading con € 1.242,27 per 10 volte in un solo giorno e che per ciascuna operazione non ricavi profitti né subisca perdite, ovvero che vada in pareggio. Al termine del giorno di negoziazione, rimarrebbe con € 1.123,48. A causa del solo TDS dell'1%, un trader attivo avrebbe perso quasi il 10% del proprio account, senza contare le altre commissioni di trading sostenute utilizzando l'exchange. Il governo avrebbe, invece, intascato la parte migliore del 10% sul conto esaurito del trader.

La natura dell'imposta disincentiva il trading molto attivo per i motivi esposti nell'esempio precedente. Quello che sembra denaro veloce per il governo potrebbe, quindi, avere l'effetto di allontanare i trader dai mercati delle criptovalute vanificando lo scopo di un prelievo fiscale facile e veloce. L'effetto netto di ciò potrebbe essere quello di spingere i trader di criptovalute e i principali sviluppatori di blockchain fuori dall'India. Questo è qualcosa che gli innovatori nello spazio blockchain, come il fondatore di Polygon (MATIC), Sandeep Nailwal, credono che potrebbe accadere se il governo non modifica il disegno di legge.

Mining e staking di criptovalute in India: le implicazioni fiscali

Qualsiasi investimento in computer e in infrastrutture per il mining di criptovalute come Bitcoin non sarà considerato un costo aziendale legittimo ai sensi dell'Income Tax Act e non sarà, quindi, deducibile dalle tasse.

Ciò significa che, pur non vietando il mining di criptovalute, l'India ha radicato un attegiamento ostile nelle sue politiche. Il costo per la creazione di una piattaforma di mining di criptovalute e per la sua gestione può raggiungere decine di milioni di dollari o centinaia di milioni di rupie. Non essere in grado di compensare questi costi di installazione e di gestione sarebbe un suicidio finanziario. Quasi nessuna azienda potrebbe sopravvivere senza compensare i costi business-critical e le operazioni di criptovalute non fanno eccezione.

Per questo motivo, è quasi certo che i miner eviteranno presto di avviare delle attività in India. E di quelle società blockchain che sono cresciute sul suolo indiano un tempo fertile, molte valuteranno le loro opzioni e considereranno di trasferirsi in giurisdizioni più favorevoli alle criptovalute.

Per quanto riguarda lo staking di criptovalute, di tratta di qualcosa che le persone in India sono ancora in grado di fare. Come con qualsiasi altro guadagno in criptovalute, tuttavia, i profitti derivanti dallo staking saranno ora soggetti alla stessa tassa del 30% nel momento in cui la criptovaluta non viene investita e i profitti realizzati.

DeFi e Airdrop

La finanza decentralizzata copre un'ampia gamma di tipi di transazioni. Può comportare il dare e ricevere prestiti, il trading sugli exchange, l'arbitraggio e lo yield farming. In India, la comprensione da parte del governo della complessità di questi strumenti, di come funzionano e di come vengono utilizzati, attualmente lascia molto a desiderare.

Le nuove leggi fiscali sono uno strumento spuntato per affrontare qualsiasi aspetto relativo ai VDA. In questo caso, tutti i profitti realizzati in qualsiasi attività di DeFi, se dichiarati, saranno soggetti all'imposta del 30% e, laddove siano coinvolti acquisti e vendite, si applica il TDS dell'1%.

Questo, tuttavia, sarà molto difficile da implementare perché i protocolli e gli exchange DeFi non sono disciplinati da alcun tipo di regolamentazione. Esistono effettivamente al di fuori delle leggi fiscali, il che significa che l'onere di dichiarare il proprio reddito spetterà alla persona che effettua le transazioni.

NFT

A differenza della Cina, che ha differenziato tra criptovalute e NFT, la legge fiscale indiana non riconosce le differenze. Questa mancanza di distinzione lascia poco spazio di manovra anche per l'investitore di asset digitali più esperto. Secondo le nuove leggi, qualsiasi transazione di un NFT attirerà una commissione dell'1% che va al governo e una commissione del 30% su qualsiasi aumento di prezzo.

Ciò ha implicazioni per i mercati di NFT in India perché gli NFT scambiati di frequente perderanno una parte del loro valore per il governo ogni volta che passano di mano. Il punto chiave è che un NFT è ancora un VDA e sarà tassato di conseguenza, cioè trattato allo stesso modo delle vincite della lotteria e in conformità con la sezione 115 della legge finanziaria 2022-23.

Soglia fiscale

Le soglie fiscali non vengono prese in considerazione quando si tratta di criptovalute. Indipendentemente dall'attività svolta, qualsiasi utile viene immediatamente trattato come reddito e tassato nella fascia di reddito più alta, il 30%. Quando si tratta di contabilità, questa tariffa fissa semplifica le cose per chiunque sia impegnato in attività legate alle criptovalute, ma è comunque molto più alta delle tasse applicate al trading di azioni o di titoli.

Costi ammissibili

Oltre al costo di acquisizione (quanto denaro è necessario per acquistare una determinata criptovaluta su un exchange), non ci sono costi consentiti. Eventuali perdite subite o le attrezzature necessarie per svolgere un business non possono essere compensate con le tasse. A questo proposito, le criptovalute non sono attualmente riconosciute allo stesso modo di altre attività che possono beneficiare di un'attenta pianificazione fiscale.

Altre tasse

Attualmente, non ci sono altre tasse relative alle criptovalute oltre a quelle menzionate.

Come faccio a dichiarare le tasse sulle criptovalute?

Quando si tratta di dichiarare e di pagare le tasse sulle criptovalute, le aziende e gli individui che effettuano transazioni in criptovalute dovrebbero riportare le tasse nelle loro dichiarazioni, come di consueto. Eventuali transazioni relative alle criptovalute, nello specifico, saranno trattate in linea con la normativa vigente.

Tenuta dei registri

Se vuoi sapere come pagare le tasse sulla criptovaluta, il lato positivo del sistema a tariffa fissa indiana è che tenere un registro di tutte le transazioni relative alle criptovalute è relativamente semplice.

Ignorando le perdite o i costi (perché non contano secondo le nuove leggi fiscali), tutti i profitti derivanti dall'acquisto e dalla vendita di criptovalute saranno tassati al 30%. Molti exchange hanno la capacità di tracciare la tua attività di trading e di produrre documenti già pronti che puoi poi fornire alle autorità fiscali indiane. Sono disponibili pacchetti software che ti consentono di farlo.

Per ulteriori informazioni su come l'India sta affrontando ciò che il governo chiama ora "asset digitali virtuali", fai riferimento ai documenti nei link seguenti:

Finance Bill, 2022

Note sulle clausole, Finance Bill, 2022

Nirmala Sitharaman, Discorso sul bilancio, Finance Bill, 2022

Conclusione

Mentre le nuove leggi sulla tassazione delle criptovalute in India hanno causato molta incertezza e stress fra i trader e gli exchange, l'unico grande vantaggio è che l'India per la prima volta, attraverso la legislazione, ha apertamente riconosciuto alcuni meriti alle criptovalute e alle attività correlate.

A differenza della Cina, che è andata oltre le minacce imponendo un divieto totale, l'India si è fermata con un ripensamento e ha deciso che tassare le attività sulle criptovalute è una soluzione migliore.

Resta da vedere se le nuove leggi dimostreranno di essere autorevoli, inoltre ci sono aree che richiedono chiarimenti. Ad esempio, a che punto entra in gioco il TDS dell'1%? Se la soglia venisse innalzata a sufficienza, si potrebbe compensare l'impatto di questa imposta insidiosa e potenzialmente dannosa. E perché imporre una tassa così alta sui profitti sulle criptovalute senza consentire alle attività legate alle criptovalute di compensare i propri costi e le perdite? Sembra ingiusto che un'azienda IT che necessita di un migliaio di PC e di uffici con tutte le spese generali associate sia in grado di compensare tutti questi costi e di pagare una tassa inferiore quando un'attività legata alle criptovalute che richiede esattamente le stesse risorse non è in grado di farlo.

Il governo indiano deve anche analizzare nei dettagli e differenziare tra diversi tipi di asset e di pratiche digitali. Non fare distinzione tra gli strumenti finanziari (criptovalute) e di nicchia (NFTS), sembra poco lungimirante ed eccessivamente semplicistico. Inoltre, come verranno trattati, ad esempio, il trading peer-to-peer o la conversione di INR in BTC? Queste sono domande che richiedono risposte e che non vengono affrontate nell'attuale disegno di legge.

FAQs

  1. Dal 2020, l'India minaccia di vietare le criptovalute. Nella sua "Cryptocurrency and Regulation of Official Digital Currency Bill", il governo indiano ha alla fine portato a compimento la sua minaccia. Ma poi, nel 2022, ha effettuato un'inversione di marcia e ha deciso di consentire l'esistenza e il trading di criptovalute, ma con livelli di tassazione elevati.

  2. Più di 40 paesi in tutto il mondo hanno imposto un divieto assoluto alle criptovalute. La più ovvia è la Cina, che ha dichiarato illegali le criptovalute nel 2021. Ciò era in preparazione con il lancio della propria valuta digitale, l'e-CNY o yuan digitale, da parte della banca centrale. Altri paesi con un divieto assoluto includono il Bangladesh, l'Egitto, l'Iraq e la Macedonia del Nord, quest'ultimo più noto per essere l'unico paese europeo ad averlo fatto.

  3. Le banche centrali e le retail bank che detengono valute legali come USD, GBP, EUR, CNY e altre credono che le criptovalute minaccino un'economia pienamente funzionante. Le argomentazioni contro la criptovaluta di solito sono incentrate sul suo utilizzo per finanziare attività illegali come droghe, armi e terrorismo. Questi argomenti sono in gran parte viziati, in quanto implicano che le valute legali non vengono utilizzate per questi scopi.

    Il motivo principale per cui i governi vogliono vietare le criptovalute è che le vedono come valute alternative e quindi come una minaccia all'esistenza della propria valuta fiat. Nel caso della Cina, le criptovalute sono state bandite perché la banca centrale prevedeva di rilasciare la propria valuta digitale, l'e-CNY. Anche l'India ha in programma di fare qualcosa di simile, ma ha deciso di non vietare le criptovalute.

  4. No. Poiché l'India ha deciso di non vietare le criptovalute, non è necessario vietare le blockchain pubbliche che si basano sulle criptovalute, in particolare per i meccanismi di consenso proof-of-stake. Quindi quelli come Cardano, Polygon, Ethereum e altri sono al sicuro per ora.

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